Costellazione di OrioneNon sono nato a Pomaro, ma vi sono arrivato a sei anni, un’età in cui i ricordi incominciano a rimanere ben impressi e uno dei più vividi riguarda il cielo. Sono sempre stato attratto dal cielo:sia di giorno con  le nubi, i temporali, il sole con i suoi incantevoli tramonti (e come non ricordare la prima eclisse totale di sole, quella del febbraio del ’61…) sia di notte  con  la luna, i pianeti e le stelle. Quando da bambino uscivo in cortile nelle fredde e pungenti serate d’inverno, la stagione in cui si possono osservare le più belle costellazioni del cielo, mi trovavo immerso in un  buio fitto, che a volte mi faceva trattenere il respiro; le poche lampadine ad incandescenza lungo le strade non inquinavano la visione della volta celeste che appariva di un velluto blu scuro, trapuntato dai diamanti delle stelle. A volte appariva, all’angolo di una strada , Giuseppe Oddone che con una lunga pertica, con in cima un aggeggio particolare, sostituiva le lampadine bruciate; Giuseppe gestiva con la moglie Rosina e la figlia Franca un negozio, che era un antenato dei moderni supermercati per la quantità di articoli messi in vendita (con l’aggiunta dei tabacchi, dei valori bollati ,dell’Aspirina e dei purganti!), ed inoltre era un abile artigiano. Ed ecco affacciarsi un tenero ricordo di mio nonno, che spesso mi veniva a cercare indossando, come molti anziani del paese, il mantello, mentre teneva tra le labbra un bocchino ricavato da un osso di lepre. Osservando lo spettacolo della notte, la mia attenzione veniva attratta da un piccolo gruppo di stelle:  credevo fossero quelle del Piccolo Carro o Orsa Minore. Quando ho iniziato a dedicarmi seriamente all’astronomia ho scoperto che invece erano le Pleiadi. Sono un  piccolo ammasso stellare formato da alcune centinaia di stelle di cui solo sei o sette sono visibili ad occhio nudo. Dal punto di vista mitologico rappresentano le figlie di Atlante, il dio che sorreggeva il mondo sulle spalle, dai nomi altisonanti di Alcione, Merope, Elettra, Maya, Atlas, Taygete, Pleione. Il nome di Pleiadi potrebbe derivare dal greco plein, navigare, perché il loro sorgere eliaco (cioè appena prima dell’alba) indicava l’inizio del periodo favorevole alla navigazione, o da pleios, pieno, molti, riferito alla moltitudine delle stelle. Per Esiodo, poeta greco del VIII° secolo a.C., il sorgere eliaco delle Pleiadi indicava l’epoca del  raccolto, mentre il loro tramonto quella più adatta per seminare. Nei tempi antichi il sorgere ed il tramontare di stelle e costellazioni serviva infatti da calendario per i lavori nei campi. Le Pleiadi fanno parte della costellazione del Toro, che si trova subito sotto ad esse. Le costellazioni invernali sono appunto rappresentate da Toro, Orione, Cane Maggiore, Cane Minore, Gemelli ed Auriga. Nel cielo il muso del Toro è formato da una serie di stelle disposte a forma di lettera”V”, che prendono il nome di  Iadi, e sul braccio sinistro della V si trova Aldebaran, una stella più luminosa, giallo arancio che rappresenta l’occhio del Toro. È una stella gigante, 40 volte più grande e 125 volte più luminosa del sole; viene spesso occultata dalla luna. L’umanità nelle ultime migliaia di anni ha visto nella forma delle Iadi la testa di un toro e in Aldebaran l’occhio del toro. Per i Greci la costellazione era la rappresentazione del mito di Giove che, sotto le sembianze di un toro, sedusse  Europa: Giove, infatti, si era invaghito della fanciulla e assunse le sembianze di un bellissimo toro. Europa salì sul suo dorso per deporre una ghirlanda di fiori sulle corna ; allora l’animale si tuffò in mare e nuotò verso l’isola di Creta con la fanciulla sul dorso. Le Iadi sono associate al tempo piovoso e perturbato; nel greco arcaico significavano pioggia e Omero le definisce le Iadi piovose. Sono state paragonate a galline, piccioni, colombe o pulcini. Sono circa 500, alla distanza di 410 anni luce ( un anno luce equivale alla distanza di 9mila miliardi di Km.) e si sono formate 20 milioni di anni fa: i dinosauri non le hanno viste! Se ci spostiamo appena fuori Pomaro, in un posto buio, nella costellazione del Toro possiamo osservare con un telescopio un oggetto molto particolare: la nebulosa Granchio (Crab nebula) , residuo dell’esplosione di una supernova, una stella grande decine di volte il nostro Sole che termina la sua esistenza con una esplosione violentissima, avvenuta nel 1054 d.c. e riportata dagli astronomi cinesi di allora come un astro visibile in pieno giorno per alcune settimane. Lo spettacolo più entusiasmante delle serate invernali è sicuramente offerto dalla più splendente delle costellazioni: Orione. Se a metà gennaio, verso le 23, guardiamo verso Sud  vediamo un vero e proprio gigante  dominare le colline di Pomaro.  In essa notiamo le brillanti Betelgeuse e Rigel e possiamo osservare le caratteristiche tre stelle, che formano la cintura. Nella mitologia greca Orione è stato paragonato ad un grande cacciatore raffigurato con una clava in una mano e con una pelle di leone nell’altra: una raffigurazione simile a quella di Ercole, ma non vi sono prove della sovrapposizione dei due miti. La costellazione venne descritta per la prima volta dai Sumeri che videro in essa il loro eroe Gilgamesh, che combatteva contro il toro nel cielo. Il nome sumero di Orione era URU AN-NA che significa luce del cielo. Secondo la mitologia greca invece era figlio di Poseidone e varie sono le vicende mitologiche: alcune vedono Orione assillare le Pleiadi, difese dal Toro, altre lo vedono ucciso da uno scorpione mandato da Artemide, invidiosa della sua a abilità nella caccia, altre ancora vogliono che sia Apollo che lo fa uccidere da Artemide inducendola a colpire con la freccia un bersaglio lontano, che si rivelerà essere appunto Orione. Era ben conosciuto anche dagli egiziani, venerato come l’incarnazione del dio Osiride; nei bassorilievi di Dendera è raffigurato mentre naviga tra le stelle su una barca seguita da Sothis (Sirio) identificato come lo spirito di Iside e raffigurato come una mucca inginocchiata con una stella tra le corna. Gli autori latini Virgilio, Plinio ed Orazio parlano di Orione come apportatore di venti e tempeste. Sicuramente una delle più belle stelle in cielo è rappresentata da Betelgeuse, la spalla destra del Gigante ,una delle tante interpretazioni del nome della stella. È di colore arancio topazio, si trova alla distanza di 520 anni luce, è una stella variabile ed è una supergigante rossa. La sua massa varia da 550 a 920 volte quella del sole: se fosse al suo posto arriverebbe quindi ad occupare l’orbita di Marte, spingendosi sino a quella di Giove, la sua luminosità varia da 7 mila a 14 mila volte quella del sole ed è la prima stella di cui sia stata misurata la grandezza angolare. La temperatura superficiale è di 3100 gradi e la sua densità è di 1/10000 di quella dell’aria per cui è stata paragonata ad un rosso caldo nulla. Rigel, la gamba sinistra del gigante, è una vera supergigante , con 12 mila gradi, a 900 anni luce di distanza, 57 mila volte più luminosa del sole, 50 volte il suo diametro. I futuri abitanti della terra la vedranno diventare come Betelgeuse. Nella costellazione si trova un oggetto peculiare: la grande nebulosa di Orione, una enorme distesa di gas idrogeno all’interno della quale si stanno formando nuove stelle; è come una immensa incubatrice celeste, in cui si trovano nidiate di stelle. La si può osservare agevolmente con un binocolo guardando nella spada di Orione, appena sotto alle tre stelle della cintura. Nemmeno il vapor acque del nostro respiro condensato dal freddo della notte riesce ad offuscare la luminosità abbagliate di Sirio, la stella principale della costellazione del Cane Maggiore e la più luminosa del nostro emisfero celeste. È detta anche la stella del Nilo, è biancoazzurra, 23 volte più luminosa del sole, 1,8 volte la sua massa. La temperatura superficiale è di10 mila gradi, quella interna di 20 milioni. Si sposta velocemente  e dista 8,7 anni luce. Sirio fu riverita come stella del Nilo (Sothis) o stella di Iside dagli antichi egizi; la sua apparizione eliaca al solstizio estivo annunciava la piena del Nilo: infatti intorno al 3000 a.c. il sorgere eliaco avveniva intorno al 25 giugno; alcuni templi erano orientati verso il suo sorgere. Nell’Iliade Priamo paragona il furibondo Achille alla stella più luminosa che è Sirio e presso i Romani Sirio è vista come annunciatrice di sventure: il caldo afoso di luglio e agosto avviene quando Sirio si leva all’alba con il sole e sembra causare febbre agli uomini e follia ai cani. Queste idee sono rimaste fino al rinascimento. Anche Dante parla del grande flagello dei giorni della canicola (dal nome della costellazione Cane Maggiore). Il Cane Minore, i Gemelli e l’Auriga sono le altre principali costellazioni del cielo invernale che esamineremo in un’altra puntata. Sono passati più di 50 anni dai miei primi sguardi rivolti alle Pleiadi e 400 dalle prime osservazioni di Galileo con il suo cannocchiale e proprio il 2009, anno in cui vede la luce il primo numero del Giornalino di Pomaro, è stato dichiarato Anno Internazionale dell’Astronomia dalla Unione Astronomica Internazionale. Per celebrarlo si svolgeranno numerose manifestazioni e spero di poterne organizzare qualcuna anche a Pomaro.  

 

Gianfranco Durante

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