Lettera 22È ormai risaputo che una grande quantità di dialetti sia minacciata di sparizione, malgrado gl’innumerevoli tentativi di appassionati Operatori che lottano per tenere vivi l’identità culturale, il folclore e l’idioma delle varie Regioni e – soprattutto – dei piccoli Paesi d’Italia. È un argomento che desta una certa preoccupazione in tutti coloro i quali hanno cari i valori della tradizione senza cui si arriverà fatalmente ad una civiltà standardizzata, attenta solo ad un presente effimero e svuotata pur anche di ogni anelito di speranza e di progetti per il futuro. Con la fatale caduta delle frontiere europee ed il diffondersi di una immigrazione massiccia che porta i propri linguaggi, gli usi ed i costumi, la vitalità dei dialetti ha i giorno contati. Inutile nascondere questa verità dietro arzigogoli  ed argomenti di convenienza.  Però ciò ch’è stato costruito dai nostri Padri con appassionata dedizione può essere ancora salvato ed il pericolo scongiurato, se si riuscirà – a proposito d’integrazione – a dare vita ad un vicendevole arricchimento culturale delle genti, che dovranno impegnarsi ad imparare oltre che ad insegnare, attingendo al bagaglio tradizionale di ciascun popolo. Dall’immenso tesoro che il nostro locale dialetto porge alla mia memoria, ho tratto una piccola quantità di termini (12) – tra le centinaia a disposizione – con la prima lettera del’’alfabeto, che possono destare un sorriso di simpatia e – perché no? – di commozione al lettore sempre attento alle tradizioni locali.

AMBARUNÀ  al bosc: “ammonticchiare la legna tagliata (verbo che adombra il possesso) per il successivo trasporto a casa”;
ANDUMA DASIOT: “camminiamo con circospezione ” perché il terreno è scivoloso (anche in senso astratto), o in pendenza, o innevato, o… perché l’età ce lo consiglia;
AMBURSÀ/SI:  “rovesciare o rovesciarsi” o anche “innervosirsi”. Esempio “la machina l’andava a csi fort che ‘ntla cürva a sé ‘mbursaja/si” “ai an rupiji al scatuli talment che s’embursasi”;
AMBULIN: “ombelico”. Esempio “… si matoc ai han sempar l’ambulin fora” (questi ragazzi hanno sempre l’ombelico in mostra)… dal momento che magliette e calzoni si accorciano sempre di più …;
AMSÈ: “ suocero”. Esempio “… mè  ‘msè l’è in brav om … ma al stà  mai citu “ (mio suocero è un brav’uomo ma non tace mai);
ANGUINAJA: “inguine ”. Esempio “… mentre al travajava al man-ni dal trent al la ciapalu ‘ant ‘la pansa e ie mniji l’anguinaja”. La traduzione è ovvia;
ARBI: “bigoncia” per il trasporto dell’uva. Esempio “… sa vendümia a jo fat dui arbi d’üga …”;
ANSANSÀ: “ insensato, stolto “. Esempio : “… cullì a l’è ‘nsansà …” (quello è uno scriteriato);
ARTICIOC: “ carciofo  “. Esempio : “ … ant’l’ort a jho dji articioc cai son na blessa …“ (nell’orto ho dei carciofi che sono una bellezza);
ANTARNÌ: “ poco pulito”. Notare che il termine non è pienamente dispregiativo, ma sottointende un concetto di trascuratezza e non oltre;
AMBUTUNÀ: “abbottonato ” oppure (in senso figurativo) “riservato”. Esempio: “… a l’è pasà ant’al santè e l’ava al giachè ambutunà dla freg …” (… è passato nel sentiero e aveva la giacca abbottonata per il freddo) oppure : “… Giuan a l’è in tipu ambutunà ” (Giovanni è un tipo taciturno):
ARTURNÀ: “confortato/re ”. Esempio “… la Marieta la fa dagli amnestri ca t’arturnu” (la Maria fa delle minestre che sono un bontà) oppure per estensione figurata “… la Marieta a lava in diau par cavej e ja daji ‘na man ad boti c’hal’lha arturnalu”. La traduzione è inutile.
… Gli esempi possono continuare. C’è solo la difficoltà della scelta…!

Luciano ‘dla Catalina

 

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