Un paese ti dà sicurezza: le cose, le persone o i loro ricordi sono punti di riferimento per la nostra vita. Questo rappresentano per me il castello, la chiesa, la scuola, la strada della “rocca”, che hanno il potere di far affiorare nella mia mente, mentre li osservo, i visi di alcuni personaggi tipici di Pomaro come il Carlin con il berretto da guardia comunale ed il mezzo sorriso che fa capolino da sotto i baffi, il Luigi, il cantoniere, che puliva le strade come se fossero i pavimenti di casa sua, la Rosina che in negozio, sotto il mio sguardo attento e incuriosito, confezionava con abile gesto un “cartoch” di zucchero e segnava l’importo della spesa su un misterioso libretto… E Rita, la postina, dalla voce squillante, allegra e dalla battuta sempre pronta. Dopo il trasferimento ad Alessandria, quando arrivo in paese dopo una settimana di stressante lavoro, mi sembra di essere come l’acqua di un torrente che passa improvvisamente da un percorso tumultuoso, pieno di rapide e mulinelli, ad un laghetto ampio, calmo e tranquillo. Così rasserenante è per me anche l’osservazione del cielo: quando alzo gli occhi verso le stelle, che sono sempre lì ad aspettarmi, provo una sensazione di calma e serenità, un distacco dalle preoccupazioni quotidiane, un sollievo per l’anima, mentre il pensiero si perde in mille riflessioni e mi restituisce incredibili emozioni.

 

Siamo arrivati a marzo, il 21 inizia la primavera. Il nostro pianeta si trova in una posizione in cui, per i suoi abitanti, le ore di luce sono uguali alle ore di buio: è cioè l’equinozio di primavera. La Terra emerge dal solstizio d’inverno, il giorno più corto dell’anno, e corre verso il giorno più lungo: il solstizio estivo. Ma come mai ci sono le stagioni e così ampie variazioni della durata delle ore di luce? Se osserviamo un mappamondo su una scrivania o su uno scaffale di un negozio, vediamo che l’asse di rotazione della Terra non è perpendicolare al piano d’appoggio, ma è inclinato, come avviene realmente nello spazio di 23,5 gradi sul piano immaginario dell’orbita, che la Terra descrive attorno al Sole in un anno. È proprio grazie a questa inclinazione che si hanno le varie stagioni. Se l’asse terrestre fosse perpendicolare al piano dell’orbita, cioè se la Terra fosse esattamente dritta sulla scrivania, ci sarebbe sempre la stessa stagione, il Sole avrebbe sempre la stessa altezza in cielo a mezzogiorno e sarebbe sempre equinozio tutto l’anno. Un’altra caratteristica peculiare è data dal fatto che l’asse terrestre punta sempre verso lo stesso punto nel cielo, che, per il nostro emisfero è rappresentato dal Polo Nord, che si trova proprio vicino alla stella Polare. Quindi nella sua rivoluzione attorno al Sole la Terra presenta in estate l’emisfero nord così inclinato verso il Sole, da ricevere i raggi luminosi più direttamente e per un maggiore numero di ore; sei mesi dopo, l’inclinazione dell’emisfero nord della Terra avviene in senso opposto, così che i raggi del Sole colpiscano la superficie terrestre dell’emisfero Nord molto inclinati e per un numero minore di ore: per noi è l’inverno. Ovviamente nell’emisfero Sud avviene il contrario. Nelle posizioni intermedie, in primavera ed in autunno, abbiamo il passaggio graduale da una situazione all’altra, il che crea variazioni di clima e di ore di luce, che, agli equinozi, sono uguali a quelle di buio.

 

Durante l’anno non mutano solo le stagioni ma, con esse, anche le costellazioni che possiamo osservare di notte. Immaginiamo di trovarci in una stanza con al centro il Sole e su ciascuna delle quattro pareti dipinte le costellazioni tipiche di ogni stagione. Se ci muoviamo lungo le pareti, come fa la Terra attorno al Sole, vediamo, sul lato rivolto verso il cielo immaginario, susseguirsi le costellazioni tipiche di ogni stagione. Non dimentichiamo però il soffitto: qui troviamo dipinte la stella Polare ed una serie di costellazioni che si chiamano circumpolari (come l’Orsa Maggiore, Cefeo, Cassiopea, Drago, etc.) che possiamo vedere tutto l’anno e che non mutano col cambiare delle stagioni. Le costellazioni primaverili sono rappresentate da: Chioma di Berenice, Leone, Vergine, Bootes (detto anche Bifolco), Coppa, Corvo, Corona Boreale, Cani da Caccia, Bilancia. Il Leone è una delle più belle. La sua stella principale è Regolo, che per gli antichi romani significava “reuccio”, piccolo re; nell’antica Mesopotamia era conosciuta come “Re della sfera del cielo”, per gli Ebrei era la “Stella di Davide” o il “Leone di Giuda”. Alcune stelle vicine a Regolo sembrano formare una specie di falcetto di cui Regolo forma l’estremità del manico, ma tradizionalmente sono rappresentate come la testa con la criniera e la parte anteriore di un leone. Dalla parte opposta, verso la coda, brilla un’altra stella importante che si chiama Denebola. Verso la metà di aprile a mezzanotte la costellazione ricorda proprio un leone accovacciato sulle colline di Pomaro. È una costellazione zodiacale: quando il Sole entrava nel suo segno, per gli antichi egizi iniziava la torrida estate ed il nome solleone è rimasto ancora a testimoniare questo antico evento. Dal punto di vista mitologico il nome della costellazione si riferisce soprattutto alla prima delle dodici fatiche di Ercole: l’uccisione del leone Nemeo. Le imprese dell’eroe simboleggiano le fatiche dei contadini, una per ogni mese. Ercole era stato costretto a compierle per ordine del malvagio re Euristeo, che sperava così di eliminarlo. L’impresa di uccidere il leone era resa particolarmente ardua dal fatto che la pelle dell’animale era praticamente invulnerabile. Per questo, quando Ercole riuscì ad ucciderlo  strozzandolo con le mani, dopo averlo stordito con un terribile colpo di clava sul capo, lo scuoiò e indossò la sua pelle per proteggersi il corpo.

 

Le costellazioni del Leone, della Vergine e della Chioma sono molto ricche di galassie, oggetti simili alla nostra Via Lattea, visibili solo con telescopi; inoltre la costellazione della Vergine è sede del cosiddetto “Ammasso della Vergine”, un insieme di più di 2000 galassie che attrae inesorabilmente verso di sé la nostra galassia, la Via Lattea, alla fantastica velocità di 400 Km. al secondo. Chi vivrà … Vedrà!

 

Gianfranco Durante

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