Cari AMICI pomaresi, per una puntata metto da parte la rassegna dei termini in dialetto, poiché ritengo assai più interessante citare un racconto rinvenuto da mia nipote Marinella a Nervi, tra i ricordi della Sua Mamma, scomparsa nell’Aprile dello scorso anno. È un “pezzo di Storia” di oltre ottant’anni or sono (…io non ero ancora nato), narrato dalla mia cara sorella Anna Maria.

Luciano ‘dla Catalina

PAOLA DALLA VALLE nata CAVALCHINI ROERO DI SAN SEVERO

La marchesa Paola arrivava tutti gli anni al Castello nel mese di Giugno e si fermava fino a Settembre. Era nata a Torino nel 1864, aveva sposato in prime nozze un nobile morto giovanissimo ed in seconde nozze il marchese DALLA VALLE. Non aveva avuto figli e amava molto i bambini. Di Lei ho un ottimo ricordo; io ero la nipote unica del Podestà del Paese (…mio fratello Luciano non era ancora nato) e tutti gli anni – vestita a festa – attendevo il Suo arrivo con i fiori in mano accanto al nonno. Era gentile con tutti e spesso parlava in “piemontese”, a differenza di Sua sorella che – Iddio l’abbia in gloria – guardava la gente con distacco ed aveva … la puzza la naso! Ogni Giovedì, Ella riceveva per il the i “nobili” del Piemonte, ma al Sabato voleva solo i bimbi ai quali offriva la merenda e li guardava mentre giocavano. Sempre con materna benevolenza. Fece costruire per i piccoli di Pomaro, l’asilo che mancava e tante opere benefiche che diedero al Paese sembianze più moderne. La dolcezza traspariva dal Suo sguardo e la bontà dal Suo cuore. Per me aveva speciale predilezione ed un giorno mi disse questa frase: “con la mia attitudine e con l’onestà e saggezza di tuo nonno Giuseppe si potrebbero fare molte cose a Pomaro”. Morì a Casale nel Suo palazzo in via Corte d’Appello nel 1950, ma il suo ricordo è ancora vivo in me e nelle poche Persone che l’hanno conosciuta. Mi è caro rammentare le sue carezze, l’aggiustatina al mio nodo sui capelli, nodo ch’era sempre a “sghimbescio” poiché ero vivacissima. Mi lasciava correre nel giardino e nel parco, allora curati splendidamente, e mi faceva sentire… molto importante. Quando morì, lasciò erede universale un pronipote, il Conte Calvi di Bergolo, che aveva sposato Jolanda di Savoia. Quando ancora bambina, passavo le vacanze dai nonni a Pomaro e andavo a giocare nel parco con le tre figlie di Jolanda, Vittoria, Ludovica e Guja. Il figlio maschio – Pier Francesco – non ci degnava di uno sguardo, ci snobbava e ci soprannominava “le quattro oche”, dimenticando che non furono i galletti, ma le oche a salvare il Campidoglio! I pomeriggi volavano gai e spensierati. Passarono gli anni e gli eventi bellici cancellarono rapporti ed amicizie. Pier Francesco sposò Marisa Allasio, donna bellissima e straordinariamente gentile. Quando Marisa veniva a Pomaro, faceva lunghe passeggiate e parlava con tutti. Ella non ebbe mai a vantare l’acquisito titolo di “contessa”, ma la nobiltà – anche se non era nobile di nascita – l’aveva nel comportamento. Poi, un triste giorno (ma è storia più recente) appresi che il Castello sarebbe stato venduto. Tutti potevano partecipare all’asta dei mobili e degli arredi. Quello fu per me un giorno doloroso. C’era un mare di gente che toccava ogni cosa, rideva e acquistava. Io osservavo quei mobili che mi erano stati famigliari, quei quadri di “antenati” che venivano caricati su auto e furgoni. Rividi il “salotto” dove il Re – chiamato galantuomo – si era incontrato con Napoleone III per parlare della guerra che doveva cacciare gli Austriaci dal Lombardo – Veneto. Sentivo ne cuore una grande tristezza, ricordando la marchesa Paola e le grandi sale del Suo Castello. Sale – adesso –piene di mobili smontati e di polvere che nessuno si curava di togliere. L’ultimo quadro che vidi scendere dallo scalone fu quello di re Emanuele III, padre di Jolanda. Anni dopo, nel Suo libro “NOSTALGIA”, il grande poeta dialettale Mario Robotti di Valmacca, chiudeva il capitolo riguardante quel giorno, scrivendo con amara ironia: “nel cuore mi è rimasta solo la figura del Re dei tarocchi!”.

Anna Maria Coggiola

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