Le strade di Pomaro si sono nuovamente riempite, negli ultimi anni, delle voci, grida, risate di un nutrito gruppo di adolescenti. I loro rumorosi motorini sono tornati a rompere quell’esagerato silenzio che, specialmente nelle ore pomeridiane, avvolgeva il paese. Una volta, verso sera, “sul cantone” (non traduco perché i pomaresi sanno a quale luogo alludo) si ritrovavano gli anziani e, per lo più d’estate, anche gli adolescenti di allora, come me, si fermavano con loro a chiaccherare, ad ascoltare esagerazioni sulle dimensioni dei pesci pescati o altri aneddoti. Oppure, quei giovani si ritrovavano un po’ più in su, davanti al Municipio, per preparare la serata. Avevamo i motorini, a volte rumorosi, percorrevamo la strada principale diverse volte, segno che non avevamo una meta definita; da Pomaro a Bozzole, a Monte, raramente a Giarole, per poi ritornare in piazza. Non è cambiato molto. I motorini sono cambiati. Allora non si portava il casco, sicché passando tutti ti riconoscevano, ti controllavano. Oggi sono anche più fortunati: ci sono molte ragazze. Sento dire che sono turbolenti, ineducati, che imbrattano i punti dove si fermano per bere o per mangiare patatine, vengono attribuiti loro atteggiamenti troppo disinvolti nelle loro effusioni sentimentali, o addirittura imputati di comportamenti più gravi. Sarà, ma questa manciata di gioventù che… per vie si spande… a me è simpatica. Rumorosi, scanzonati, a volte strafottenti, magari disinvolti nel manifestarsi i loro sentimenti, le loro attrazioni, però vivi e vitali. Intendiamoci, non voglio giustificare qualsiasi eccesso, ma non dimentico che altre generazioni hanno avuto la loro giovinezza e con essa un po’ di sregolatezza. Allora il problema è un altro! Bisogna evitare che il gruppo diventi “un branco”. Mi sembrano molto disinteressati a quello che accade, o non accade, nel paese; non partecipano, non aiutano, sono indifferenti. In questo clima può soltanto aumentare il distacco tra loro ed il paese in cui vivono, che finirà per essere il luogo dove solamente abitano, fino quando se ne andranno. Per suscitare in loro un minimo di interesse, non credo sia sufficiente coinvolgerli in iniziative pensate e programmate da altri, ma lavorare con loro alla realizzazione di idee che interessano loro, che siamo suggerite da loro, che piacciono a loro. Qualsiasi idea che possono avere, se non aiutati, coordinati, assecondati, corretti non possono da soli realizzarla. Quelli della mia generazione si sentivano sufficientemente coinvolti e gratificati quando erano richiesti a … dare una mano… al “giorno della festa”, anche se questa era stata pensata ed organizzata da altri, per soddisfare le esigenze di altri. Ora non è più cosi. Per dare vogliono prima avere. Non è tutta colpa loro, sono figli della modernità, dell’apparire, di quella cultura (per altro creata dagli adulti) in base alla quale è prioritario avere che non essere o dare. Proviamo a cambiare modo di fare, proviamo a responsabilizzarli almeno facendoli esprimere sui loro desideri, magari scopriamo che non sanno magari esprimere desideri concreti, reali; scommetto che non saprebbero cosa dire! Ma siccome devono abituarsi, in quanto l’adolescenza finisce e lo stadio successivo, quello della gioventù, deve essere vissuto in prospettiva, forse potremmo insegnare loro qualche cosa di utile.

Fausto Capra

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