Primo dicembre 2007. Non ho bisogno di far suonare la sveglia, sono le 7.30 ma ormai ho già sentito le campane varie volte, è stata una notte speciale, lo avevo immaginato ieri arrivando da Milano, sapevo che non sarebbe stato come le altre volte. Fuori la luce è ancora tenue, mi metto il giaccone ed esco. Mentre cammino giù per il paese la nebbiolina mi fa scivolare addosso quel profumo di mattoni d’un tempo e di campi che ti mette subito in pace con la giornata. Dopo dieci minuti sono con loro, insieme a mio padre e ai miei nonni. Da due anni, ormai, è li che vado quando ho bisogno di parlare con lui, quando devo prendere decisioni importanti o ritrovare i consigli di una vita. Oggi, più di tutto, è una benedizione che sto cercando. Sulla strada del ritorno, all’altezza della casa del Dr. Durante, una Renault blu mi viene incontro, è quella di Don Walter che sta andando a Villabella a celebrare la S. Messa, mi fa un cenno di saluto e passa via.

“Don Walter e il Dr. Durante, due figure storiche di Pomaro. Qualche anno fa un Pomarese rimise a posto un video in bianco e nero e ne fece delle videocassette. Una la conserviamo a casa, si vede la cerimonia di accoglienza del nuovo Parroco il 20 ottobre del 1968. C’è un palco alle porte di Pomaro, c’è la banda , ci sono i Pomaresi tutti, c’è mio nonno, il sindaco Guido Allais, con la fascia tricolore impegnato nel suo discorso di benvenuto e c’è un Don Walter Badengo giovanissimo ed emozionato. Viene accompagnato sino in Chiesa e tra la folla ci sono volti di ragazzi che, ancora oggi, puoi incontrare in giro per le vie del paese , con il volto segnato dalla vita ma con le medesime espressioni gioviali di un tempo . E’ una fotografia di una Pomaro viva, brillante e alla moda, nelle cronache politico mondane  del tempo per il nuovo Assessore comunale alle Finanze Marisa Allasio, attrice e moglie del conte Calvi di Bergolo.  Quando da bambino passavo le mie estati a Pomaro con i miei nonni, un giorno si e uno no mio nonno andava a misurare la pressione dal Dr .Durante o a farsi visitare. In realtà non aveva patologie cosi importanti da richiederlo, ma penso che per lui fosse come un rito, tornava sempre più tranquillo e confortato . Ho sempre pensato che il dottore, anche se non l’ho mai conosciuto personalmente, avesse instaurato con i suoi concittadini un legame speciale che andava al di la del semplice rapporto medico paziente , arrivando a rappresentare un riferimento amichevole  per tutti”.

Sono le 10 ed i miei amici iniziano ad arrivare alla spicciolata. L’effetto è strano, tutti questi “cittadini” qui a Pomaro, si guardano intorno un po’ persi cercando di capire dove siano capitati. Il freddo è pungente stamattina, ma l’emozione di vedere le facce a me più care orientarsi nel mio paesino mi fa dimenticare la temperatura quasi proibitiva per quell’abito da festa che ho indossato al ritorno dal Campo Santo. Con qualcuno di loro, da via XX Settembre imbocco la strada della Chiesetta di S. Rocco e mi incammino verso la piazza.

“Trent’anni fa quella strada aveva un muro alto due metri di mattoni che la costeggiava, c’era un cancello di ferro che dava accesso al campo da calcio dopo aver attraversato un sentiero pieno di ortiche, ma, in realtà, il vero ingresso era il muro davanti al garage di mio nonno, muro dal quale erano stati sfilati alcuni mattoni per facilitarne la scalata e per essere subito sul campo. Su quel muro, d’estate, trovavano alloggio tante lucertole che io cacciavo con la fionda rudimentale che mi aveva costruito proprio mio nonno! La salita di S.Rocco era il mio “gran premio della montagna” quando correvo con la bici alzandomi in piedi sui pedali per enfatizzare lo sforzo. Ricordo che una volta caddi e mi conficcai il manubrio nella spalla e mia nonna , preoccupatissima, mi portò a fare l’antitetanica in una cascina con le mucche! Quasi arrivati su in cima, all’altezza dei bagni pubblici, da ragazzo mio padre si fratturò entrambi i polsi cadendo dal muretto della piazza, insomma una strada che ha segnato un po’ tutti…”

Ormai ci siamo: sono le 11. Sono davanti ai gradini dell’Altare insieme a Don Walter che mi da le ultime indicazioni. Stiamo aspettando Laura, la mia futura sposa, anche lei in arrivo da Milano. Ci sono proprio tutti li tra i banchi della Chiesa, ogni viso mi ricorda momenti ed emozioni della mia vita. Ci sono anche mio zio Pierino e Rosina, i “custodi in pensione” del gioiello di Pomaro, il Castello.

“Un tempo il Castello era veramente un gioiellino, ho ancora in mente le estati passate con mio zio a curare i fiori dei giardini, a rastrellare i cortili, a tagliare l’erba nel parco, era tutto un gioco per me, ma, allora, nei week end si alternavano continuamente forestieri che venivano per visitare il Castello e i miei zii spesso lo facevano visitare e, alla fine, si finiva tutti nel loro cortile della cascina di fronte , all’ombra , seduti a bere qualcosa di fresco. Il fascino di quella cascina con quel suo cortile di ghiaia chiarissima era quasi pari a quello del Castello adiacente, l’atmosfera era unica e fuori dal tempo. Negli ultimi anni il Castello ha conosciuto fortune alterne, cambi di proprietà e per così dire di destinazione. L’augurio e’ che possa tornare presto il fiore all’occhiello del paese e fonte di rinnovato  interesse per i turisti itineranti del Monferrato.”

Il rito è magico, la Chiesa di S. Sabina  affascina tutti gli invitati e stupisce per la sua bellezza quando è illuminata e vestita a festa per le cerimonie. Don Walter è raggiante, la sua Chiesa oggi brilla di luce propria. E per me , sposare Laura, è la felicità. E’ passato quasi un anno e mezzo e a settembre, per il giorno della festa, insieme a me e Laura, ci sarà Filippo Allais, dono in arrivo proprio in questi giorni di uscita del giornale! Sarà strano rifare la salita  di S. Rocco in tre questa volta , ma è la storia che continua, la storia di questi  milanesi che ogni tanto tornano a ritrovare lo spirito giusto, la pace, la serenità e le radici nel proprio paese. Il giorno della festa incontro sempre Don Walter, quest’anno la carezza che darà a Filippo sarà un po’ la benedizione alla tradizione che continua, nella speranza che  ci siano sempre più Pomaresi come voi, artefici di questa bella iniziativa editoriale, che sappiano valorizzare questa perla del Monferrato facendola tornare nuovamente agli splendori di un tempo.

Con amicizia, Dario Allais

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