Natale! In molte case si allestiscono presepi ed alberi. Anche mia madre prepara il presepe come più di cinquant’anni fa, anzi è proprio lo stesso, che aiutavo a preparare nella mia infanzia. Già una decina di giorni prima si raccoglie il muschio ed un po’ di ghiaia, che viene lavata e messa ad asciugare, si scelgono i ceppi di legno che daranno forma alle montagne e si preparano le statuine (ancora oggi mi soffermo ad guardare quelle che prediligo: il pastore che si porta la mano alla fronte per osservare meglio in lontananza la capanna, con accanto la pecorella zoppa per la rottura di una zampa, esito di una caduta dal tavolo su cui poggiava il presepe).
Alla fine, eccolo lì il presepe, con il suo prato di muschio, la strada di ghiaia, un po’ di farina a mò di neve sui monti, la capanna con la Sacra Famiglia e la cometa sul tetto…
Ma era veramente una cometa quella che hanno visto i Magi? Solo il Vangelo di Matteo riporta la descrizione di un fenomeno celeste: “Quando Gesù’ fu nato a Betlemme di Giudea ai tempi del Re Erode, ecco apparire dall’Oriente a Gerusalemme alcuni Magi, i quali andavano chiedendo dove fosse nato il Re dei Giudei, perché – dicevano – avevano visto la sua stella al suo sorgere ed erano venuti ad adorarlo.. Allora Erode, accolti segretamente i Magi, si informò accuratamente da loro circa l’epoca in cui la stella era apparsa… Udito il Re, essi partirono ed ecco la stella che avevano visto al suo sorgere, apparve di fronte a loro, finché si arrestò sul luogo dove stava il Bambino”.
Se si vuole tentare un’interpretazione storico-scientifica del testo al fine di ricostruire ciò che apparve in cielo in quel periodo, dobbiamo cercare di stabilire quando è nato Gesù. Lo storico Dionigi il piccolo, nel VI secolo, stabilì che l’anno 0, o meglio l’anno 1 del computo cristiano, poiché lo zero non esisteva ancora, coincideva con l’anno 753 dalla fondazione di Roma. Ma la data non è ancora esatta. Infatti Erode morì il 4 a.C. e poiché i Magi lo incontrarono dopo la nascita, Gesù sicuramente nacque prima del 4 a.C. e non oltre il 7 a.C., perché questo è l’anno in cui fu indetto il censimento voluto da Augusto, a causa del quale Giuseppe e Maria si recarono a Betlemme: quindi dobbiamo cercare un qualcosa che apparve in cielo tra il 7 ed il 4 a.C., intorno al 25 dicembre. In questa data forse si celebrava la festa pagana del Sol Invictus, che cadeva nel solstizio invernale di allora, data in cui il sole iniziava a salire man mano in cielo, allungando le giornate. La scelta del 25 dicembre, quindi, rispondeva all’esigenza di contrapporre una festa cristiana ad una pagana.
È molto improbabile che si trattasse di una cometa: infatti l’Evangelista non parla di una cometa, ma genericamente di una stella. Le comete erano ben note anche nell’antichità ed il loro apparire era di solito ritenuto un segno di sventura o di presagio di qualche importante avvenimento. Nel 12 a.C. era apparsa una cometa, quella di Halley e, se ne fosse apparsa un’altra, sarebbe stata descritta anche da altri osservatori. La tradizione della cometa probabilmente affonda le sue radici in un dipinto di Giotto. Il pittore infatti, forse colpito dalla visione della cometa di Halley nel suo passaggio del 1301, dipinse una cometa sulla scena della Natività , nella cappella degli Scrovegni a Padova. È quasi sicuro che il fenomeno astronomico, che coincise con la nascita di Cristo, non fosse un qualcosa di molto appariscente, ma piuttosto un fenomeno importante più per gli astronomi che per la gente comune. I Magi, infatti, appartenevano originariamente a una delle tribù in cui era diviso il popolo dei Medi. Essi costituivano la classe sacerdotale: in Persia infatti, dove vivevano, il loro nome assunse il significato generico di sacerdoti. I Magi esercitavano la professione che oggi definiamo astrologia: alla corte di Babilonia essi interpretavano i segni celesti, osservando i moti delle stelle e dei pianeti, traendone auspici favorevoli o meno. Da perfetti conoscitori della volta celeste quali erano, i Magi sicuramente si resero conto che ciò che videro, nel loro lungo viaggio da Babilonia a Betlemme, era qualcosa di importante per la propria esperienza di studiosi del cielo, anche se poi, a livello popolare, poteva passare del tutto inosservato. Ecco dunque perché furono i Magi a vedere “la stella” e non altri: solo loro erano in grado, come esperti osservatori delle stelle, di apprezzarne la particolarità.
Il famoso astronomo polacco Keplero (1571-1630), coetaneo di Galileo, fu testimone dell’apparizione in cielo, nel 1604, di una supernova nella nostra galassia (sono stelle che terminano la loro esistenza con una esplosione violentissima, che le rende visibili in cielo anche di giorno). Poiché divenne luminosa come Venere, Keplero pensò che potesse trattarsi dello stesso fenomeno descritto da Matteo. Contro questa ipotesi c’è però la durata del fenomeno visto dai Magi, che si protrasse per alcuni mesi, mentre le supernove restano visibili solo per due, tre settimane. Anche Keplero si era reso conto di questa difficoltà, tanto è vero che lui stesso fu il primo a ricercare soluzioni alternative e, forse, ad intuire la verità. Il fatto è che Keplero fu anche testimone, nello stesso periodo, di una spettacolare congiunzione (leggi: avvicinamento prospettico) tra Giove e Saturno, avvenuta nella costellazione dei Pesci alcuni giorni prima del Natale del 1603. Ebbene, facendo dei conti a ritroso Keplero si rese conto che un simile fenomeno era avvenuto anche nel 7 a.C. e poteva benissimo avere avuto un grande significato simbolico per i Magi. Infatti con l’aiuto delle ricostruzioni al computer si è potuto accertare che è effettivamente avvenuta una triplice congiunzione tra Giove e Saturno nella costellazione dei Pesci. Congiunzioni triple tra Giove e Saturno si ripetono ogni 120 anni, ma occorrono circa 800 anni perché questo si ripeta nella costellazione dei Pesci! Questo fenomeno sviluppatosi per un periodo di tempo così lungo da accompagnare i Magi durante tutto il loro viaggio, sembra davvero l’evento celeste ideale descritto nel Vangelo di Matteo. In fondo la costellazione dei Pesci godeva di un significato assolutamente particolare per gli Ebrei, e la presenza contemporanea, in quella regione di cielo, di due pianeti come Giove (simbolo della regalità) e di Saturno (protettore degli Ebrei) non poteva certo passare inosservata. Siamo di fronte quindi ad un fenomeno da sempre considerato mitologico che, grazie alla ricerca astronomica, acquista per la prima volta basi realistiche, e che si era verificato il 29 maggio, il 29 settembre ed il 4 dicembre del 7 a.C.
Riassumendo i fatti, ecco una possibile ricostruzione degli eventi: nel maggio del 7 a.C. i Magi osservano la prima delle tre congiunzioni di Giove e Saturno nella costellazione dei Pesci e le attribuiscono un valore simbolico relativo alla nascita del Messia ebraico. Essendo poi stati in grado di calcolare le successive congiunzioni dei due pianeti, essi si sono messi in cammino per giungere ad ottobre a Gerusalemme e quindi proseguire verso Betlemme per vedere nascere Gesù Bambino a dicembre, data della terza congiunzione.
Qualunque sia la verità è ora di sistemare per bene la cometa sulla capanna. Come sempre.
Buon Natale!

Gianfranco Durante

Annunci