Il 12 aprile 1961, cinquant’ani fa, Yuri Gagarin, a bordo del veicolo spaziale Vostok, compiva il primo volo umano nello spazio, dando il via a quella che sarebbe stata una vera e propria corsa allo spazio. Il volo dell’uomo, sognato fin dai tempi antichi con il mito di Icaro, si è spinto dai primi voli dei fratelli Montgolfier alla stazione spaziale , la ISS (International Space Station), che è in orbita attorno alla Terra e che,proprio in questo periodo, ospita un astronauta italiano e presto saranno due. Vivendo in questo periodo di tempo ho avuto la fortuna di seguire tutta l’avventura umana nello spazio, che, partendo dal lancio del satellite sovietico Sputnick nel 1957, si è snodata attraverso i voli Mercury, Gemini, Apollo sino alla conquista della Luna da parte degli Stati Uniti, alle stazioni spaziali Mir  ed ISS. Il cammino non si è fermato,ma anzi continua con il programma dell’esplorazione umana di Marte.

I problemi da affrontare sono stati enormi: le orbite dei veicoli spaziali avvengono in una zona, in cui l’atmosfera quasi non esiste, le temperature variano di quasi 200 gradi passando dalla luce al buio, i raggi cosmici e le radiazioni solari colpiscono i corpi degli astronauti, che sono esposti all’assenza di peso. Questa, la cosiddetta gravità zero, è una condizione molto particolare , che causa molteplici cambiamenti nel  corpo umano, che si è evoluto sulla Terra, quindi intimamente plasmato dalla gravità.

Appena gli astronauti arrivano in orbita, i liquidi trattenuti dalla gravità nella parte inferiore del corpo, soprattutto nelle gambe, si ridistribuisce per tutto il corpo, con un effetto molto visibile sul viso. Si realizza il quadro denominato “faccia gonfia e gambe da uccello (puffy face and bird legs). L’effetto più visibile è il gonfiore della faccia, che si accompagna ad una congestione nasale, simile a quella che si ha durante un raffreddore, occhi lievemente sporgenti dalle orbite, pelle molto tesa con appiattimento delle rughe. Ovviamente tutto il liquido in eccesso, circa 3,5 litri, che si riversa in circolo, viene poi eliminato con le urine, per cui il luogo più affollato sui veicoli spaziali nelle prime ore è….il bagno!

La gravità zero fa galleggiare tutti gli oggetti, uomini compresi, per cui è frequente nei primi giorni un disorientamento, che può causare nausea e vomito, simile al mal d’auto e che si chiama appunto mal di spazio. È un disturbo che si risolve in pochi giorni e che può essere mitigato dall’uso di farmaci.

Il cuore, dopo un iniziale superlavoro per smaltire i liquidi in eccesso, si trova a dover gestire un minor volume di sangue, anche per il fatto che i muscoli degli astronauti non devono compiere quasi nessuno sforzo, in mancanza di gravità; per questo le sue dimensioni diminuiscono leggermente. Al rientro a terra, però, il cuore si troverà a fare i conti con una fuga di liquidi, che ritornano nella parte inferiore del corpo, causando una sensazione di spossatezza e la tendenza alla perdita di coscienza.

L’effetto più importante dell’assenza di peso si realizza sulle ossa, che perdono progressivamente il calcio in esse contenuto, al ritmo dell’1% al mese. Inoltre i muscoli scheletrici , non dovendo contrastare la gravità, vanno incontro ad atrofia.

Per contrastare, almeno parzialmente, questi fenomeni, gli astronauti si sottopongono quotidianamente ad intensi esercizi fisici per almeno un paio d’ore, ma il fenomeno progredisce per tutta la durata della permanenza nello spazio.

La colonna vertebrale si allunga e diventa rettilinea, per cui gli astronauti “crescono” da 6 a 8 cm. di altezza. Compare anche un’anemia dovuta ad una diminuita produzione di globuli rossi. L’alimentazione è povera di cibi freschi, che si possono consumare solo per brevi periodi, in occasione dell’arrivo dei rifornimenti sulla Stazione spaziale, per mezzo di appositi veicoli cargo; non c’è frigorifero né forno a microonde. I cibi vengono reidratati con l’aggiunta di acqua e devono essere consumati spremendoli in bocca da appositi contenitori.

Anche  il sonno presenta dei problemi: a parte il fatto che in 24 ore gli occupanti di un veicolo in orbita attorno alla Terra assistono a 16 albe ed altrettanti tramonti, per dormire sonni tranquilli devono  essere racchiusi in appositi contenitori e assicurati ad una parete con delle cinture.

Gli astronauti devono vivere per lunghi periodi in ambienti angusti, freddamente ed altamente tecnologici, con forte limitazione della privacy e con un carico di lavoro e di responsabilità formidabile; per contro vivono un’esperienza unica, compiono esperimenti irrealizzabili sulla Terra e godono di un panorama mozzafiato e assolutamente privilegiato.

Il prossimo traguardo per il genere umano sarà l’esplorazione di Marte, che è già in avanzato stato di progettazione, ma lo scenario è gravato da molte incognite  e denso di problemi ardui da risolvere, tra cui primeggiano l’osteoporosi e l’esposizione alle radiazioni, ma l’umanità è sempre in cerca di nuove sfide da vincere.

Ricordiamo ,quindi, con rispetto e ammirazione il giovane Gagarin di cinquant’anni fa, che con coraggio ha compiuto  il salto verso l’ignoto e , contemporaneamente, anche verso il futuro.

Gianfranco Durante

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