st134pastry-chef-postersEccomi qua! A trasmettervi alcuni piatti allegri e profumati, che rinnovano il contatto e l’amicizia tra l’uomo e la natura. Finto l’inverno, con il freddo e le abbondanti nevicate, è come tirare un respiro di sollievo. Quasi un ricominciare: uscire dalle case e riprendere il contatto con i luoghi benedetti dal sole è veramente una cosa piacevole.

Suggerirei alcune ricette che nel tempo si sono, forse, un po’ dimenticate.

 

 

Insalatina Primaverile

Dosi per quattro persone: 400 g di insalatina fresca dell’orto, 50 g di tonno sott’olio, 3 cipollotti affettati sottili, 2 uova sode, olio, aceto, sale.

L’insieme di questi ingredienti formano un piatto allegro e piacevole al palato.

Frittata con le erbette dei campi di Pomaro

Cottura: 25 minuti

Dosi per quattro persone: un mazzetto di erbette degli orti di Pomaro, quattro uova, sale, burro, olio, una manciata di parmigiano grattugiato.

Tritare finemente un mazzetto di erbette, sbattere bene con la forchetta le quattro uova intere, salare, unire una manciata di parmigiano grattugiato e le erbette. Versare il tutto in una padella su fuoco vivo, ove stanno friggendo un po’ di burro e olio. Tenere continuamente in agitazione la padella, poi sollevare tutt’intorno i bordi della frittata. Quando sembra cotta, girare la frittata con un piatto largo quanto il fondo della padella, poi rimettere sul fuoco, aggiungendo un po’ di burro e olio. Quando è cotta, rigirare la frittata e portare caldissima in tavola.

Torta di riso e spinaci pu’mareis

Cottura in forno: 20 minuti

Dosi per quattro persone: 200 g di riso, 50 g di burro, 500 g di spinaci, mezza cipolla, olio, burro, 3 uova, parmigiano.

Far cuocere 2 etti di riso in acqua salata, scolare e condire con mezzo etto di burro. A parte, far bollire mezzo kg di spinaci, scolarli bene e poi tritarli. Mettere in una padella mezza cipolla affettata con olio e burro; aggiungere il riso e gli spinaci e farli rosolare. Togliere il tutto dal fuoco, aggiungere 3 uova, una abbondata manciata di formaggio parmigiano e una noce di burro. Quando il tutto è ben amalgamato, versare in una teglia imburrata e mettere in forno. Ottimo anche servito freddo.

Panna cotta alla pomarese

Cottura: 15 minuti       Attesa in frigo: 12 ore

Dosi per 6 persone: 500 g di fior di panna, 200 g di

zucchero vanigliato, 2 fogli e mezzo di colla di pesce, 50 g di latte, un bicchierino di Rum, fragoline.

Porre la panna e lo zucchero in una casseruola. Metterla sul fuoco e rimestare fino a che lo zucchero non si è completamente sciolto (questo avviene quando la panna ha quasi raggiunto l’ebollizione). Togliere dal fuoco; a parte far sciogliere, in pochi cucchiai di latte caldo, la colla di pesce e aggiungerla alla panna. Per aromatizzare, versare un bicchierino di rum. Rimestare bene il tutto, poi vuotarlo dentro stampini a forma di bicchiere. Far riposare in frigorifero e servire con fragoline.

Luisella Rota

dado bargioniMentre era in stesura il nostro periodico, abbiamo avuto l’opportunità di incontrare Dado Bargioni, uno dei cantautori più famosi della nostra provincia, ormai sulla scena musicale da diversi anni. L’uscita de “L’Assaggio”, anteprima del suo secondo album, ci offre diversi spunti fra i quali le difficoltà per i giovani cantautori di emergere, soprattutto nella nostra realtà provinciale, e lo scontro con i moderni reality, sempre più spesso specchi di apparenza più che di talento. Amici, Grande Fratello, X-factor… Mille modi per farsi conoscere, tutti strumenti e vie per il successo che le generazioni precedenti non hanno avuto a disposizione; se potessi rinascere ora li useresti? È una domanda difficile. Con il senno di poi, e considerando le poche occasioni che mi si sono presentate in passato, forse sì. A quattordici anni ero già iscritto alla SIAE e scrivevo canzoni, come una sorta di bambino prodigio, ma ero anche molto legato alla mia terra e questo mi ha precluso certe strade che magari adesso, anche utilizzando quei mezzi televisivi, sarebbe più facile intraprendere. Sì, in definitiva oggi lo farei, anche se non mi ritengo semplicemente un interprete. Sono voce, chitarra e canzoni, un insieme di fattori che partono dallo stesso presupposto: il contenuto. Forse se ci fosse una sezione cantautori… La provincia offre poche possibilità ai giovani per emergere, mi risulta che all’estero non sia la stessa cosa… Sì, è vero, è proprio così. Ho avuto la fortuna e la possibilità di lavorare molto all’estero, constatando purtroppo che in Italia l’ambiente è sempre più chiuso e legato alla logica dei profitti. Polemicamente, si potrebbe dire che nel nostro Paese non si ascolta ciò che piace ma ci si fa piacere ciò che si ascolta. Le case discografiche non investono più, non producono più e si limitano a distribuire un prodotto testato, sicuro e pubblicizzato. La figura del produttore è scomparsa e ad essa si è sostituita quella del promotore. Va da sé che nelle province piccole come la nostra tutto diventa ancora più difficile, soprattutto perché non ci sono spazi dove proporre musica inedita, senza i quali farsi conoscere è praticamente impossibile. All’estero è diverso, si tende a ricercare i talenti, vagando nei pub o nei locali dove si può ascoltare musica dal vivo, e poi a produrli… E non il contrario. Paradossalmente, ho più possibilità di suonare e proporre la mia musica negli Stati Uniti, dove i locali in cui si suonano cover sono praticamente introvabili. Parliamo un po’ del tuo ultimo lavoro “L’assaggio”, preso dal futuro album “Cioccolata per le orecchie”, ma perché proprio la cioccolata? Carenza d’affetto? In realtà non è carenza d’affetto… Ma l’affetto verso un ricordo d’infanzia legato alla golosità di mio padre e di mio nonno. Per loro era una tradizione recarsi in pasticceria, di domenica mattina, e razziare quanto e il più possibile. L’amore per il cioccolato, quindi, mi è stato tramandato ed è qualcosa che mi porto dentro ancora oggi. Per questo motivo il mio secondo lavoro si intitola proprio “Cioccolata per le orecchie”, di cui “L’assaggio” rappresenta un’anteprima in cui si possono già ritrovare tutte le forme e le sfumature diverse della mia musica. Cinque canzoni dalle sfaccettature differenti unite dallo stesso filo conduttore, cinque diversi lati dello stesso Dado, cinque gusti diversi appunto… Di cioccolata. Nel precedente lavoro ti sei affidato ad alcuni professionisti per l’arrangiamento dei pezzi, in questo sequel, invece, hai dato libero sfogo alla tua fantasia creativa. Sei soddisfatto? Nel primo album, “Contro Copernico” del 2002 per “Storie di Note”, gli arrangiamenti erano comunque miei, ma passati e rivisti attraverso il filtro di una direzione artistica ben precisa, affidata a professionisti importanti che hanno aggiunto la loro esperienza e la loro visione musicale al lavoro fatto in fase di registrazione, “sporcando” o “esagerando” nel senso artistico del termine ciò che mi rappresentava. Questa nuova produzione, invece, curata dall’inizio alla fine con l’aiuto di Gaetano Pellino, il fratello di Neffa, è totalmente indipendente. Beatles, James Taylor, Paolo Conte. Ma la vera ispirazione da dove arriva? L’ispirazione arriva da tutti questi artisti e da tutta la musica che ho ascoltato nella mia vita, quindi sicuramente da quelli che hai citato ma anche da molti altri. Ma l’ispirazione, essendo un cantautore, arriva dalle fonti più inattese e disparate. In realtà, spesso, è la canzone che arriva da te, soprattutto se si è liberi di esprimersi, senza vincoli né costrizioni di sorta. Se si lavora su commissione, come mi è capitato per esempio scrivendo pezzi per opere teatrali, allora è diverso perché si tratta di svolgere un compito o ricercare un tema. Quando si è liberi, invece, si segue di tutto dall’amore alla fantasia. Ame piace per esempio dare un anima e un cuore alle cose, anche quelle che si rompono, come la clessidra che cade e sparge i suoi granelli di sabbia e di ricordi sul pavimento. Alcuni dicono che sei troppo solare e che hai la faccia da bravo ragazzo. Ma allora “Lucifer”, il protagonista del secondo brano del cd, chi è? Bello, – ride – grazie di avermi fatto questa domanda. Scrivere, a volte, è proprio un lavoro di fantasia e spesso ciò che si fa è immedesimarsi in qualcosa o in qualcuno che non si è per puro divertimento o per esorcizzare le proprie paure. È un po’ come interpretare una parte in un film, ed essere un super eroe almeno per tre minuti e mezzo, giusto il tempo della canzone. Lucifer è un gioco, il mio lato oscuro, una parte nascosta ma presente magari anche soltanto nella mia fantasia. Ed infine “Pioggia sulle formiche”: un pezzo country, padano, che ti entra subito sotto la pelle. Ci sei anche tu fra quelle formiche? Ci siamo tutti fra quelle formiche. Tutti noi ci prendiamo le nostre batoste ogni giorno, no? Poi però bisogna sempre tornare a rialzarsi e continuare ad andare avanti. Amo tantissimo le metafore, e forse questo mi penalizza perché rende i miei testi meno immediati e bisognosi di ascolti supplementari, però è un modo fine per dire cose pesanti senza banalizzare. Formiche e pesci: le une impegnate a lavorare e a sudarsi la vita, anche quando le avversità sembrano insormontabili, gli altri sicuri e felici dentro l’acqua a prenderle in giro per la loro caparbietà… sino a quando lo stagno non si prosciuga e quell’unica goccia rimasta diventa insufficiente per loro ma non per le formiche. Oggi a me… Domani a te.

Igor Cavallero